A volte si guarda alle Aree Marine Protette come a diamanti incastonati lungo la costa, come a stupendi gioielli che vivono di luce propria un po’ avulsi dall’ambiente che le circonda. In realtà, spesso sono ecosistemi che fanno della complementarietà tra mare e terra, tra uomini di terra e uomini di mare, tra attività di mare e attività di terra, il motivo del loro stesso essere.
Certo, qui la natura è regina, proprio perché ogni intervento umano ispirato alla saggezza, attivando produzioni, promuovendo il territorio e allo stesso tempo difendendo boschi, macchia mediterranea, mari e fondali. Ambienti di commovente bellezza che ci portano a comprendere l’onore e la responsabilità di valorizzarli e difenderli.
Ed è proprio su questa responsabilità che si basano i criteri di quelle persone che gestiscono le AMP o che nelle stesse lavorano. Ogni attività qui risponde a precisi criteri, sposa una progettualità che non può essere confinata nell’immediato ma deve volgere il proprio sguardo verso il futuro indicando come sia possibile lavorare e vivere in accordo con la natura.
Nello specifico le AMP sono uno strumento utile al ripopolamento dei pesci e della vita dell’ecosistema marino. Servono naturalmente controlli severi (sia in materia di pesca sia di inquinamento delle acque) e soprattutto la loro estensione.
Progetti, attività, paesaggi caratterizzanti le aree marine protette mediterranee (non solo italiane, quindi) troveranno a Slow Fish il miglior palcoscenico sul quale esporre, con metodi interattivi e piacevoli incontri, le proprie peculiarità.
L’area AMP all’interno di Slow Fish è realizzata in collaborazione con WWF Italia.